
Era tarda mattinata quando Allie con le sue valige uscì dall’aeroporto di Boston. Si guardò intorno alla ricerca di un taxi e, trovatone uno, vi salì e diede l’indirizzo del luogo in cui era diretta. Durante tutto il viaggio non fece altro che guardare fuori dal finestrino quella città che non vedeva da tanto tempo. Lei era nata a Boston, aveva frequentato tutte le scuole lì, poi per realizzare il suo sogno di giornalista decise di frequentare il college a New York, città in cui era poi rimasta fino ad allora. Ora si ritrovava con un eccellente lavoro che, però, l’aveva costretta a tornare nella sua città natale. Non che lei non amasse Boston, ma si era ormai abituata al clima newyorkese e adorava quella città che aveva visto il formarsi della sua carriera. Inoltre tornare a Boston significava tornare in famiglia, nella sua vecchia casa e lei della sua famiglia non aveva un buon ricordo. Sua madre era morta quando lei era ancora una bambina, suo padre sempre troppo dedito al lavoro e poco alla famiglia e sua sorella così diversa da lei da sembrare un’estranea ai suoi occhi. L’unico buon motivo per tornare a casa era sua nonna, nonna Peggie.
Ecco che il taxi passò davanti al Boston High School e nella mente di Allie mille immagini, mille ricordi si proiettarono sfasati. Il suo primo giorno di scuola, i test, i filoni di nascosto dai genitori, i suoi compagni di corsi, i suoi amici, il suo primo amore … sospirò e rovistò nella borsa, estrasse uno specchietto e si sistemò i capelli. Stavano per raggiungere casa McCaine, la sua vecchia casa. Ma nel svoltare angolo si ritrovò a guardare un immenso edificio che portava l’insegna “Morrison Production – Casa discografica”. Il cuore di Allie si fermò per un tempo indecifrabile, deglutì a vuoto. Ripose senza molta attenzione lo specchietto nella borsa
ALLIE:Da quanto è stata aperta questa casa discografica? – domandò senza staccare gli occhi di dosso a quell’edificio che man mano che l’auto avanzava si faceva sempre più piccolo e lontano
TASS:Un paio d’anni probabilmente … il proprietario è giovanissimo!- commentò senza nascondere la propria meraviglia nei confronti di un ragazzo così giovane eppure già così realizzato
ALLIE:Sa come si chiama?- chiese ancora, il tassista ci pensò un po’ su
TASS:Chuck … sì, mi pare si chiami proprio così!- Allie sospirò e la sua espressione si fece cupa- Lo conosce?- domandò, poi, notando il repentino cambiamento della ragazza. Allie scosse energicamente la testa
ALLIE:No … - rispose e improvvisamente aveva voglia di riprendere un aereo e tornare a New York.
SIGLA - CRUSHChuck entrò nel suo ufficio piuttosto stranito. Non poteva giurarci ma nel venire a lavoro gli era sembrato di vedere in un taxi una sua vecchia conoscenza. Sbuffò e scosse la testa, era tutto frutto della sua immaginazione. Premette un pulsante sul telefono e chiamò la sua segretaria la quale immediatamente entrò nell’ufficio del ragazzo
MOLLY:Cosa posso fare per lei?- Chuck sorrise
CHUCK:Innanzitutto darmi del tu … e poi se non hai altro di più urgente da fare, vorrei che chiamassi la band di Luke Anderson e magari ti fai dire se anche oggi ha intenzione di saltare le registrazioni …
MOLLY:Non si è presentato ancora una volta?- chiese, Chuck si sedette sulla sua poltrona
CHUCK:Già … sai, stento anche a ricordare quand’è stata l’ultima volta che è venuto … mi dispiace per lui, ma se continua di questo passo annulleremo il loro contratto …
MOLLY:Se la sono cercata … - commentò stupendo, poi persino sé stessa. Chuck rise
CHUCK:Hai pienamente ragione!- Molly accennò appena ad un sorriso e si dileguò. Era risaputo in tutto l’edificio che Molly avesse una cotta per il suo capo. Con l’uscita di Molly, fece la sua comparsa Ed, migliore amico di Chuck dai tempi delle elementari
ED:Fatto qualche passo avanti con Lolly-Molly?- Chuck roteò gli occhi
CHUCK:Suppongo sia inutile ricordarti che detesto quando prendi in giro gli altri per i loro nomi senza renderti conto del tuo … - Ed storse la bocca
ED:Mhm … bella risposta … subdola, ma bella!- si sedette alla sedia di fronte
CHUCK:Niente lavoro oggi?- Ed si stiracchiò e sorrise all’amico
ED:In vacanza, caro mio! In vacanza!
CHUCK:Aspetta … - storse la bocca- … fammi ricordare …
ED:Cosa?- domandò credendo facesse sul serio
CHUCK:Quand’è stata l’ultima volta che ti ho visto a lavoro!- rispose, Ed roteò gli occhi
ED:Continua di questo passo e oggi non tornerò per portarti la torta più buona della città …
CHUCK:Sai anche cucinare?- inarcò un sopracciglio
ED:Non sarò io a cucinarla, ma nonna Peggie … - Chuck iniziò a prestare maggiore attenzione
CHUCK:Nonna Peggie è la nonna di … - ma si bloccò, Ed annuì
ED:La nonna di Allie … - finì lui la frase per Chuck - … ogni volta che fa queste torte, mi chiama! Sembra ricordi solo quanto io fossi goloso … - commentò alzando le spalle
CHUCK:Non sapevo tu ti tenessi ancora in contatto con lei …
ED:Con Allie intendi?- Chuck annuì, anche solo pronunciare il suo nome gli procurava dolore, il che non gli sembrava normale visto quanti anni erano passati- Beh, non la sento e non la vedo da tanto quanto te ma sua nonna mi tiene informato … so che ha un buon lavoro a New York ora …
CHUCK:Sono felice per lei … - disse tornando a prendere in mano qualche sua scartoffia fingendo indifferenza, Ed serrò gli occhi riducendoli a due piccole fessure e sorrise
ED:Chuck … - lo chiamò, l’amico alzò gli occhi- … stai bene?- Chuck annuì e sorrise
CHUCK:Ora vai, muoviti! Altrimenti la torta si raffredda … - scherzò cacciandolo fuori dall’ufficio. Una volta solo, gettò sul tavolo le carte e sbuffò. Si portò una mano sugli occhi e arricciò il naso. Non sentiva parlare di Allie da tantissimo tempo e tutto un tratto gli sembra di vederla in un taxi, Ed prende a parlare di lei. Aveva come il presentimento che qualcosa stesse per succedere.
Allie arrivò con le sue valige davanti casa McCaine. In fondo alla strada un gruppo di ragazzi giocava, lei si ritrovò a sorridere ricordando il periodo in cui tra quei ragazzi c’era lei. Sospirò e posò le valige davanti il portone apprestandosi a suonare il campanello, ma una voce da dietro la fermò
ED:Allie?- domandò incerto spuntando da dietro, la ragazza si voltò sorpresa
ALLIE:Ed!- poi sorrise e lo abbracciò- Come sei cambiato, Eddie!
ED:Anche tu! Sei splendida!- le tenne la mano e la fece girare su sé stessa
ALLIE:Grazie … ma … - corrugò la fronte- … che ci fai qui?
ED:Oh, beh … - si grattò la testa- … tua nonna mi ha invitato per assaggiare la torta … - Allie scoppiò a ridere
ALLIE:Tu e la nonna!- Ed la fece girare e, spinta la porta, la condusse fino all’ingresso
ED:Detto così sembra chi sa cosa!- in quel momento la signora Peggie, attirata dalle voci, giunse all’ingresso e, vista la nipote, le corse incontro abbracciandola
PEGGIE:Piccola mia, come sei cresciuta!
ALLIE:è bello rivederti nonna! – disse sincera ricambiando l’abbraccio
PEGGIE:Ed, ne sapevi nulla tu?- chiese, ma il ragazzo alzò le mani
ED:Ignaro quanto lei!- rispose, Allie annuì
ALLIE:Verissimo … ci siamo incontrati qui fuori … - si sedettero di fronte ad un pezzo di torta e ad una tazza di tè
PEGGIE:Come mai sei tornata, è tutto ok a New York?- chiese preoccupata, Allie acconsentì con la testa mandando giù un altro boccone di torta
ALLIE:Sì, solo mi hanno trasferita … - disse un po’ tristemente
PEGGIE:E dove?- Ed rise
ED:Mi sembra ovvio che l’abbiano trasferita qui! – si alzò e abbracciò l’amica- Sono contento che torni per restare … perché torni per restare, vero?- domandò, poi, per sicurezza
ALLIE:Certo che torno per restare!- affermò
ED:Allie McCaine è di nuovo qui con noi!- annunciò felice- Dobbiamo uscire allora una sera di queste … devi riprendere possesso della tua città!- le disse
ALLIE:Oh, lo faremo di certo!- acconsentì
PEGGIE:Certo, magari potete uscire con Chuck! Ed, ti senti ancora con Chuck, vero?- chiese, i due ragazzi si fecero subito imbarazzati. Ed si limitò ad annuire- Beh, che sono quelle facce? Potreste fare una bella rimpatriata!- si alzò e lasciò la stanza
ED:Mi dispiace … io non so come siano i rapporti tra te e Chuck ora … immagino non buoni … - iniziò a dire, Allie alzò le spalle
ALLIE:Non c’è alcun rapporto al momento, Ed … - disse tristemente- … sai, mi piacerebbe recuperare almeno un’amicizia con lui … - confessò- … ma la vedo molto dura!- sorrise cercando di celare il disagio che provava nel toccare quell’argomento ma non vi riuscì molto bene, Ed se ne accorse e immediatamente iniziò a parlare di altro.
Uno studio fotografico, una ragazza sedeva su una poltrona in posa mentre di fronte un’altra ragazza biondina con una macchina fotografica in mano le scattava delle foto
ROSALIE:Bene, abbiamo fatto!- disse soddisfatta estraendo il rullino dalla macchina- tra qualche giorno il tuo book sarà pronto!
RAGAZZA:Benissimo, grazie!- rispose la ragazza salutandola e lasciando lo studio, mentre un uomo entrava
UOMO:Salve!
ROSALIE:Salve! – rispose posando il rullino e prestando attenzione al signore
UOMO:è lei Rosalie Craig?- Rosalie annuì e l’uomo le tese la mano- Sono Pete Stevenson … lavoro per il giornale locale … ho bisogno di ingaggiare un buon fotografo per un servizio che comparirà sul prossimo numero del giornale! Lei ha aperto da poco, vero?
ROSALIE:Sì, mi sono trasferita da New York …
UOMO:Ho visto qualche suo lavoro ed è davvero brava!- Rosalie sorrise e ringraziò, poi l’uomo le scrisse un numero su un pezzo di carta e glielo porse- Se è disposta a fare questo servizio, deve chiamare il prima possibile questo numero e farsi dare maggiori informazioni … ci conto che accetti!- aggiunse, poi, andandosene. Rosalie guardò quel foglietto e storse la bocca, quel lavoro non la ispirava tanto. Prese comunque il telefono e compose il numero. Pochi squilli e poi una voce
ALLIE:Pronto?
ROSALIE:Salve, sono Rosalie Craig … chiamo per il servizio fotografico di cui credo un suo collega mi ha parlato poco fa …
ALLIE:Lei è la famosa fotografa!
ROSALIE:Famosa?- corrugò la fronte. Allie dall’altra parte sorrise
ALLIE:Beh, sì … vengo anch’io da New York e lì, mi creda, i suoi scatti sono più che conosciuti! Allora … ha deciso di accettare?
ROSALIE:Di cosa si tratta?
ALLIE:In pratica dovremo fare un servizio fotografico ad una band emergente con relativo articolo … pubblicità, insomma!- Rosalie rimase un attimo in silenzio, poi sorrise
ROSALIE:Quando iniziamo?- Allie saltò sulla sedia sulla quale era seduta
ALLIE:Il servizio c’è domani mattina … stasera vorremmo montare il set quindi magari possiamo vederci tra un paio d’ore direttamente qui?
ROSALIE:Perfetto! A dopo, allora!
ALLIE:Ciao, Rosalie!- Allie riagganciò la telefonata entusiasta. Sembrava che il suo primo lavoro alla nuova sede procedesse bene.
In ufficio Chuck era appena uscito dalla sala registrazione quando Ed gli venne incontro. Gli sorrise divertito
CHUCK:Com’era la torta, Eddie?- domandò mentre di fretta percorreva il corridoio
ED:Proprio di questo volevo parlarti … - iniziò a dire
CHUCK:Ed, non ho tempo ora per parlare di quanto era buona la torta!- intanto fece cenno a Molly di seguirlo
ED:Infatti non voglio parlarti della torta!- ma la sua voce fu coperta da quella dell’amico che si rivolgeva alla segretaria
CHUCK:A che ora, Molly?- la ragazza comprese al volo a cosa si riferisse
MOLLY:Tra dieci minuti, capo …
CHUCK:Chuck!- le ripeté
MOLLY:Tra dieci minuti, Chuck!- Ed scosse la testa
ED:Posso parlarti?
MOLLY:Signor Stevens, siamo di fretta … magari gliene parlerà dopo!- Chuck sorrise sghembo all’amico
CHUCK:Hai sentito, Eddie?- lo salutò con la mano e lasciò l’edificio
ED:Lolly- Polly, la cosa è urgente!
MOLLY:Anche il servizio fotografico presso il giornale locale!- Ed strabuzzò gli occhi
ED:Giornale locale? No, no, no, no!
MOLLY:Sì invece!- insisteva lei
ED:Chuck non puoi andarci se prima non ti dico che … - ma quando si voltò, l’amico non c’era più- Dov è?
MOLLY:Su un taxi che lo sta conducendo sul set. Ed sospirò
ED:Tu non ti rendi conto del danno che hai fatto! – disse sedendosi sulla scrivania di Molly, che lo guardava con espressione interrogativa- Dopo questo servizio fotografico, il caro Chuck sarà nervoso per almeno una settimana!
MOLLY:Non capisco!- disse confusa
ED:Non importa, Lolly-Polly, non importa!- se ne andò fischiettando con le mani in tasca.
Allie arrivò a lavoro in perfetto orario. Aveva avuto il tempo solo per una doccia veloce e, sebbene il suo primo giorno di lavoro volesse presentarsi elegante, dovette accontentarsi dell’unico paio di jeans non stropicciati e una canotta nera che si era salvata dal martirio che invece aveva subito il resto del suo guardaroba rinchiuso ancora nelle valige. Si guardò intorno e poi notò una ragazza che sembrava spaesata. Doveva essere Rosalie. Le si avvicinò
ALLIE:Rosalie?- la ragazza annuì- Allie McCaine, piacere! Abbiamo parlato poco fa a telefono!- spiegò stringendole la mano- Sono davvero contenta che tu abbia accettato di fare questo servizio fotografico!
ROSALIE:Il piacere è mio!- Allie sorrise alla ragazza che le sembrava davvero un bel tipo e le indicò l’ascensore. Salirono e al terzo piano si ritrovarono su un vero e proprio set- Ci siamo?
ALLIE:Al momento ne so quanto te … - rispose guardandosi intorno. Poi un ragazzo si avvicinò loro e porse ad Allie una cartella e riprese la sua folle corsa contro il tempo per sistemare con gli altri il set
ROSALIE:Cos è?- domandò, Allie leggeva
ALLIE:Le istruzioni del capo per questo servizio fotografico … andiamo a conoscere la band … - si avviarono verso un’altra stanza mentre Allie, senza guardare dove camminasse, leggeva i particolari di quel servizio. D’un tratto si sentì come paralizzata. Al servizio sarebbe dovuto comparire anche il discografico della band: Chuck Morrison. Non fece in tempo a realizzare che alzò gli occhi e si scontrò con l’ultima persona che voleva incontrare la l’unica a cui stava pensando in quel momento, Chuck. I due ragazzi si guardarono sorpresi, quasi con occhi nuovi, curiosi di osservarsi e ritrovare nell’altro particolari che neanche ricordavano. Non dissero nulla, continuavano a guardarsi stupiti e sorpresi. Il ragazzo che prima aveva porto ad Allie la cartella la richiamò
RAGAZZO:Signorina, dovrebbe venire a conoscere la band per l’intervista … - le disse, ma lei continuava a fissare come ipnotizzata il ragazzo che le era di fronte. Quanto tempo era passato, quante parole non si erano dette e quante gliene avrebbe volute dire ora. Ma non aveva fiato in gola, né sembrava avesse più ossigeno per respirare, e il suo cuore, beh anche quello credeva la stesse per abbandonare.
Sapeva lo avrebbe rivisto ma non credeva sarebbe avvenuto così presto, né tanto meno senza che lei fosse preparata. Sentiva e vedeva lo sguardo di Chuck addosso e ne era disturbata sebbene tante volte a New York aveva desiderato poter riavere anche solo per un secondo di nuovo il suo sguardo su di lei.